LA CHIESA DELLA MADONNA DI AVIGLIANO

[Descrizione Artistica] - [La Chiesa] - [La Statua della Madonna] - [Furto al Santuario]


DESCRIZIONE ARTISTICA
L'imponente complesso architettonico della chiesa e del convento di S. Maria di Avigliano non sorse nella medesima epoca, ma subì varie modifiche nel corso dei secoli. Originariamente esso era costituito dalla sola chiesa, antichissima, la cui prima notizia risale al 1164. Pare che sia rimasto così, con qualche piccola abitazione per accogliere i pellegrini, fino al 1368, quando la contessa Isabella d'Apia ebbe facoltà dal Papa Urbano V di costruirvi il convento per i frati minori. Tale convento doveva essere di ben modeste proporzioni se nella seconda metà del '500 si avverti la necessità di ingrandirlo, dandogli la forma attuale. La chiesa continuò, invece, a subire modifiche, anche successivamente, specie nella disposizione degli altari. Tracce delle primitive costruzioni si hanno nella chiesa e sono costituite dalla pregevole acquasantiera all'ingresso, dalle colonne con capitelli di diverso stile e dalla nicchia della Madonna, tutta lavorata in pietra, oltre, naturalmente, alla stessa statua della Madonna.


N.B. La descrizione e le foto delle opere qui citate si trovano nella pagina "OPERE D'ARTE"

LA CHIESA
La chiesa si presenta oggi a due navate irregolari, con al centro l'altare della Madonna. La navata più piccola, con volte a vela e con andamento irregolare, si estende dall'ingresso della chiesa che dà sul piazzale, fino all'altare, del secolo scorso, di S. Antonino, protettore di Campagna. Vi sono delle tombe con iscrizioni, alcune più antiche altre del secolo scorso, appartenenti a famiglie gentilizie. La navata più grande inizia dall'entrata principale. Alle pareti di ingresso vi sono due affreschi raffiguranti S. Antonio di Padova e S. Onofrio. Seguono due piccoli monumenti funebri delle famiglie Adelizzi e Cozzi. Su di essi si innalza il coro in legno, con tre dipinti raffiguranti il re Davide che suona l'arpa, la morte di S. Francesco e S. Cecilia. Il tutto è sovrastato dalla volta, rifatta a rete metallica negli ultimi anni, essendo crollata la precedente fatta a incannucciata.
Il pavimento, con lamie che coprono le 42 sepolture, con alcune botole chiuse da pietre con stemmi gentilizi, è ricoperto di maioliche, fatte venire da Napoli e messe in opera nel 1850.
Il soffitto a cassettone è interamente dipinto. Vi sono raffigurate tutt'intorno alla grande tela centrale, le virtù teologali e cardinali. La grande tela rappresenta il ritrovamento della statua della Madonna, così come è narrato dalla tradizione campagnese, ed è opera di Michelangelo Ricciardi. Si ha la raffigurazione della stessa località silvana, nella quale il rinvenimento sarebbe avvenuto; la statua della Madonna con Bambino è su un albero, intorno personaggi diversi esprimenti nel volto la loro meraviglia e sul fondo la riproduzione dell'abitato di Campagna, come appare dal Santuario.
Di fronte all'ingresso laterale c'è un grande affresco, con figure a grandezza naturale, raffigurante la Natività della Vergine. Non si conosce l'autore.
Molti anni fa vennero demoliti gli ultimi quattro altari in fabbrica, di nessun valore artistico, per rendere più ampia la chiesa per accogliere i fedeli, molto numerosi soprattutto nel mese di agosto. Rimasero, sulla parte superiore, tre tele e la nicchia con la statua di S. Francesco, divise da alte colonne in fabbrica, terminanti con capitelli corinzi. La prima tela raffigura S. Nicola vescovo, la seconda S. Antonio di Padova, la terza la concessione del privilegio della Porziuncola fatta a S. Francesco. Molto espressiva e artisticamente bella è la statua di S. Francesco, intento a contemplare il Crocifisso, che ha fra le mani.
Uno degli elementi più artistici della chiesa è l'edicola con la nicchia della Madonna. La parte anteriore è interamente in pietra intagliata con eleganti bassorilievi con motivi floreali e con, alla base, due formelle raffiguranti il battesimo di Gesù e la resurrezione. L'altare, in fini marmi, fu eretto nel 1750 e, probabilmente, nascondeva il primitivo altare in pietra ed era recintato da una massiccia balaustra in ghisa, interamente lavorata, del 1850.

La navata grande termina con un monumentale altare di marmo ivi trasferito dalla diruta chiesa della Concezione, sovrastato da un antico e artistico Crocifisso.


LA STATUA DELLA MADONNA DI AVIGLIANO

 

La statua della Madonna si presenta seduta con il Bambino in braccio, dolcissima, pur nella sua maestà, nell'espressione del volto. La parte anteriore è dipinta a differenza della posteriore. Nel 1975 venne rubato il Bambino, forse del '500, che fu sostituito da un altro, opera dei fratelli Lebro di Napoli.

Nel gennaio 1977, detta statua, veniva portata a Napoli per l'esecuzione del restauro, non più dilazionabile, della pregevole scultura lignea policroma, certamente molto antica.
Nella fase di assaggi, si evidenziò che il lato posteriore della scultura, quasi per metà della sua lunghezza, aveva già subito un rifacimento, eseguito con assicelli di legno frammisti a stucco ricoperto con tela e attintato ciò, forse, per colmare il vuoto causato dai tarli e nell'illusione di consolidarla. Pertanto si rese necessaria l'asportazione di questa impiastratura, mettendo a nudo i lembi della parte lignea originale. Quindi si procedette con la disinfezione del legno e il consolidamento delle parti fatiscenti; col riempimento del vuoto previo incastro di tasselli di legno, sagomati e saturati con i lembi dell'antico, intagliando, infine, detti tasselli accordandoli con i punti di riferimento dell'antico.
Per quanto attiene la policromia, si eseguirono la pulitura delle ossidazioni e le integrazioni pittoriche resesi necessarie, nonché l'eliminazione di quelle tracce di decorazioni, che certamente non erano originali, perché trattate con volgare porporina.
La statua fu fissata su di una base di legno di noce, lasciandola color naturale, per evidenziare che non fa parte dell'antico.

 

FURTO AL SANTUARIO
Il 3 maggio 1975 ignoti, penetrati in chiesa in pieno giorno, asportavano dalla nicchia della Madonna il Bambino, gli Angeli, le corone, gli scettri, oltre a calici e pissidi. Il furto suscitava una profonda impressione tra i cittadini di Campagna. Il giorno seguente la statua della Madonna veniva portata processionalmente a Campagna e restava in Cattedrale per l'intero mese. L'8 maggio, giorno dell'Ascensione, Mons. Gaetano Pollio presiedeva una solenne celebrazione riparatrice del sacrilego furto. I fedeli spontaneamente e generosamente raccoglievano in breve soldi necessari per rifare gli oggetti asportati.
Il 27 maggio 1976, durante la funzione con larghissima partecipazione di fedeli, Mons. Pollio benediceva le corone, il Bambino e gli altri oggetti rifatti e ne adornava l'immagine della Madonna.

 

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