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IL
CHIOSTRO |
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[Affresco I]
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[Affresco II]
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[Affresco III]
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[Affresco IV]
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[Affresco V]
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[Affresco VI]
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[Affresco VII]
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[Affresco VIII]
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[Affresco IX]
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[Affresco X]
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[Affresco XI]
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[Affresco XII]
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[Affresco XIII]
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[Affresco XIV]
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[Affresco XV]
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[Affresco XVI]
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[Affresco XVII]
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[Affresco XVIII]
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[Affresco XIX]
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[Affresco XX]
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[Affresco XXI]
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[Affresco XXII]
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[Affresco XXIII]
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[Affresco XIV] |
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Il chiostro,
per la posizione in cui si trova, è il vero cuore del
convento. Ha conservato sostanzialmente il suo spirito
francescano, silenzioso e pieno di presenze. Sull'impianto
vanno in libertà coditremule e rondini mentre sui vecchi
muri ronza operosa e discreta l'apis matina.
Le linee cinquecentesche sottolineano la gentile
rinascimentale luminosità della fontana centrale il cui
zampillare riecheggia nei corridoi sui quali è affrescata la
vita francescana.
Si presenta ancora oggi con il suo snello colonnato molto
armonioso. Sedici colonne sostengono gli archi a tutto
sesto. Sulle pareti venti affreschi illustrano la vita e
alcuni miracoli di S. Francesco. Furono eseguiti da ‘Noes
Luca Lucae Procytanus' nel 1575, come dice un'iscrizione nel
chiostro (ma il vero autore è Joannes Laca Lucae Ebolitanus),
e ripresi integralmente da Luigi Gibboni, pittore locale,
nel 1930. Pur non essendo di molto valore artistico,
tuttavia sono molto efficaci nella narrazione.
Sotto questi affreschi ci sono figure di Santi o illustri
personaggi francescani.
In un angolo vi è un bassorilievo di un nobile, che doveva
servire come pietra tombale. Porta lo stemma di Campagna
alla sommità e quello gentilizio sotto. Non si sa a chi sia
appartenuto.
Al centro una vasca in pietra con zampillo, acquistata dagli
agostiniani di Campagna e ivi sistemata nel 1577.
Altri affreschi si trovano nel refettorio dei frati,
purtroppo molto deteriorati, e rappresentano l'ultima cena,
la flagellazione, S. Antonio di Padova e l'episodio
dell'impressione delle stimmate.
Gli ambienti, al primo piano, che i frati usavano come
abitazione dei novizi e dei professi, pur con qualche
modifica, hanno conservato la struttura originaria. |
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.jpg) |
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Sul muro
interno del porticato vi sono dipinti degli affreschi, sono
sei per ciascun muro, in tutto ventiquattro. Nell’insieme
rappresentano gli episodi della vita di S. Francesco.
Generalmente gli affreschi sono divisi in due bozzetti,
secondo che il fatto dipinto richiede due episodi, in più vi
è una frangetta sormontata da uno scritto che spiega
l’affresco. Nel mezzo di questa frangia, ove lo spazio lo
consente vi è dipinta la figura di un santo Francescano. Su
diversi luoghi vi sono poi sigle cristiane e più
propriamente francescane, nel centro di ciascun arco vi è lo
stemma di qualche famiglia nobile e facoltosa che concorse
all’edificazione di questa opera monumentale.
Gli episodi hanno una graduatoria cronologica relativa alla
vita del santo e agli avvenimenti che seguirono alla sua
morte.
Il primo affresco per ordine di tempo è quello posto sul
muro della cucina e ricorda la nascita del santo, vicino a
questo finiscono gli affreschi e l’ultimo, ricorda la morte.
Sul muro di rimpetto vi è una lapide che riporteremo, la
quale ricorda un capitolo solenne tenuto, dai frati con
l’intestazione della più alta autorità dell' ordine e del
clero secolare. |
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D. O. M.
Et B.ma. Maria. Aviliani.
Praesentissimam. Dante. opem.
Facta. sunt. comitia. Capitularia. in. isto. coenobio.
Quibus.
Commissariis. et. visitator. Gen. Rev. Prov. principatus.
citra.
A. R. P. F. Bonaventura. a. Casanuaria. prov. Neapolis
Huc missus
A R.mo P. G. Generalis Totius. ordinis. F.F. Minoruin
F. Venantio. a Coelano
Legitime. praefuit
ubi
Quum. patribus. in manu euntibus. sententiam.
Tum. A.R.P.F. Bernardino. a. Leonibus. Def. Gen. Suff.
Creabantur
Anno. Repar. Sal CLCLCCCLII. pridie nonas novembres,
A. R.R. P.P. F.F. H. phonsus. a. Cassano, minister.
provincialis.
Gabriel. a. Galvanico. custos.
Ioseph. A. Contrada. Michael. Arg. a Floreno
Michael Arg. or. Musco. Michael. a. Caletro. definitores
eius. modi. vero. eleclionis Hac Habi-e
quam
Archiepiscopus. compsanus. atque. campaneus cum.
clero
Senatus. populus. que. civitatis. campaniae
Faustam. felicern, auspicantissimam renuntiaverunt
uti. memoria. posteritati. commendaretur
Fratres. documentum et. marmore, posuere. |
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Sul muro
d’ingresso in alto vi è un’altra piccola lapide che risale
all’edificazione del Convento e forse propriamente del
Chiostro. Fa nome di un titolare di Colliano. Egli concorse
alla edificazione del Convento per un voto fatto alla
Vergine d'Avigliano come appunto si legge nella lapide: |
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Eugenius De
Bisis I C. utilis
Dominus terrae Colliani et
Collianelli ac civitatis
Policastri et Casolium Fotem
Hunc ex devotione divae Mariae
fieri mandavit
Anno Domini MDCXV. |
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DESCRIZIONE DEGLI AFFRESCHI |
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I Affresco - Il primo affresco ricorda
il disegno divino che precedette la vita del Santo. La
nascita del poverello d’Assisi, ha una perfetta
rassomiglianza con quella del Redentore divino. Il fanciullo
predestinato nacque in una stalla come volle il Cielo. La
madre di lui già prossima al parto non poteva dare alla luce
il bambino afflitta gravemente. Un angelo in sembianze di
pellegrino le annunziò di dover partorire come la madre di
Gesù. Nel bozzetto si vede in alto la Madonna, che con
sorriso di compiacenza ammira colei che la segue nella vita
misteriosa. Di poi l’angelo che espone a Madonna Pica il
disegno divino.
Il secondo bozzetto ricorda la grotta di Betlem: Il bambino é già venuto alla luce consolando la
puerpera, che lo guarda come un dono venuto dal cielo
congratulandosi con parenti e vicini. L'asinello viene da
Palestina a riscaldare il piccolo bambino che giace sotto
l’alito del mite animale in giù vi è una figura francescana,
che cancellata non s’identifica perfettamente, vi sono le
lettere: S. F. P. A. I. A.
La scritta descrittiva è la seguente: “Nó possendo la
madie di S. Francesco partorire le fu annunziato dall’angelo
in forma di pellegrino che andasse alla stalla ed ivi
partorisse nell’anno 1132”. |
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II Affresco - Nel secondo affresco
vediamo un primo segno del Cielo durante la giovinezza del
santo. Un giorno mentre egli pregava ai piedi di un
crocefisso, il Signore gli parlò così: “Vade Francisce domù
mea quae habita”. E il giovane cavaliere nel dì seguente si
presenta al parroco della chiesa pericolante con una borsa
di denaro e la consegna all’uomo di Dio.
L’affresco è un po' malandato poiché si trova sulla finestra
della cucina ove abitava l’antico colono, il quale non si curava che
il fumo vi posasse sopra il suo strato fuligginoso. Ma con
tutto questo la pittura è riconoscibile. Da un lato si vede
una chiesa con un calvario di che eran piene le città
d’allora con intorno una grandissima piazza, nel cui centro
si vede il bellissimo giovane assestato in ginocchio, il
quale sente già i primi olezzi della grazia divina
nell’anima aperta a tutte le impressioni della vita.
Dall’altra parte si vede il sacrato della Chiesa e sulla
porta il parroco in atto di prendere la borsa dalle mani del
giovane non più libertino e spensierato. Si vede in
Francesco un giovane cavaliere sfarzoso nelle sue vesti, con
un mantello damascato che piove dalle spalle, mentre sotto
la sua chioma traspare un volto angelico di bellezza e di
bontà divina che fa meravigliare il prete, il quale prevede
nel giovarne un gran trapasso spirituale.
La scritta descrittiva si estende ben chiara così: “Come
orando San Francesco gli parlò il Crocefisso che mandò ad un
prete una borsa di denaro”. |
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III Affresco - In questo affresco si vedono alcuni
ragazzi che tirano sassi ad un giovane che
dall’atteggiamento potremmo identificare con S. Francesco:
da un’altra parte si vede una donna che mette fuori da una
prigione, col consiglio di fuggire, un giovane che ha la
stessa veste e lo stesso mantello. Le poche parole che sono
in giù ci spiegano che quell'affresco ricorda la lotta tra
Venezia e Perugia nella cui fazione si trovava il fiero ed
invincibile Francesco che infine fu fatto prigioniero e
dovette scontare la pena di un anno. Questo è l’ultimo
importante episodio sia nella cronologia degli affreschi,
sia nella cronologia della sua vita. Nella prigione S.
Francesco temprò lo spirito suo nel sangue della passione,
in quel tenebrio avvenne il grande sconvolgimento
spirituale, ivi fu la lotta fra due mondi: vinse lo spirito
e Francesco si vede uscire dalla prigione non assetato di
vendetta, ma dolce e pieno del più grande amor divino,
compenetrato di tutta la vita di Cristo. Non più il giovane
della cavalleria muliebre, ma il cavaliere del Santuario di
Cristo.
L'iscrizione è monca: “come li figliuoli pensando che
fosse liberato dallo carcere”. |
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IV Affresco - Il quarto affresco
rappresenta il passaggio del Santo dalla vita del secolo a
quella del Chiostro. La figura di Francesco appare
completamente mutata dal lavorio della Grazia divina. Si
ammira un bel quadretto artistico, in fondo vi è un altare
molto semplice con tutto quello che poteva adornare una
Chiesa di quel secolo. Si vede una figura divina vestita dei
sacri paramenti: é il Vescovo a cui il Santo ha fatto la sua
confessione e promessa, ed egli stesso veste il cavaliere
del saio. Francesco ha già dimesso le vesti della cavalleria
e le tiene fra le mani un suo scudiero, egli in piedi, mezzo
nudo col volto compunto, prende dalle mani del Vescovo il
saio ed è già sul punto d’indossarlo. Il Vescovo, guarda
l’atto generoso di questo giovane facoltoso ed attraente e
piange di consolazione. Di lontano si vede il padre già
vecchio che si avvicina al figlio per abbracciarlo.
Nel secondo bozzetto si ammira una fastosa villa cittadina
nella quale il Santo vestito del saio viene sorpreso da
alcuni vecchi amici, i quali lo assaltano deridendo la sua
nuova divisa e il volto da penitente. Uno dei due sgherri
afferra il Santo e con un sogghigno diabolico lo spinge.
Francesco già compreso dello spirito di Cristo sopporta quel
tristo con la più dolce pazienza. In giù vi è la figura di
un Santo o dottore francescano dei priori tempi, il nome è
consumato, si vedono alcune lettere che possono
interpretarsi in Picco Esposito.
L’iscrizione è la seguente: “Come il patre di S.
Francesco temendo che dopo la sua morte nò donasse le sue
robe a’ poveri fe’ renunziare la heredità in presenza del
Vescovo e anco il S. spogliatosi delli panni gli cedette al
padre”. |
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V Affresco - Un passo in avanti e si
arriva al quinto affresco che in due bozzetti rappresenta i
mimi episodi del novello frate, soldato di Cristo. Vi e una
Chiesa con un altare parato a festa, sulla mensa vi è il
Messale aperto, e il Vescovo ci posa le sue mani in segno di
autorità, facendo leggere a S. Francesco che gli è di
fianco, ciò che il Vangelo narra relativamente alla
perfezione evangelica. In un secondo quadro del medesimo
affresco v'é S. Francesco già vestito di saio, che impone la
medesima veste a Fra Bernardo da Quinta Valle e a Pietro
Catonio. L’affresco è assai bello, la varietà dei colori dà
all’affresco un aspetto vivo ed espressivo. In giù nel mezzo
l’artista vi ha dipinto uno dei primi e più grandi
francescani: Duns Scoto che tiene aperto il libro della sua
filosofia offrendo pascolo di sapere al mondo cristiano che
si avanzava in una nuova era intellettuale.
L’iscrizione segue: “Come nella Chiesa di S. Nicola nell’aperir
tre volte il libro gli fu rivelalo la perfe¬zione evangelica
et dopo vestette Bernardo Qut Valle et Dn Pietro Catonio
dove si dice che in tal giorno lebbe principio il suo ordine
16 de aprile 1209”. |
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VI Affresco – L’affresco rappresenta il
primo miracolo di S. Francesco, il quale durante la notte
appare ai suoi Frati assiso su di un carro ardente tirato da
due cavalli come il profeta Elia. L’affresco é un sol
bozzetto che per la semplicità diventa singolare fra tutti.
In alto si vede un carro di fuoco tirato da due velocissimi
cavalli che solcano il cielo come ippogrifi, fra le fiamme
traspare l’angelica figura di San Francesco che dal cielo
stende la mano in segno di protezione sui suoi frati, i
quali stanno sulle due porte delle piccole capanne
(canoniche). Alcuni partecipano della celeste visione, altri
sonnecchiano. Più in avanti sta in ginocchio un frate col
nimbo dei Santi, si sa bene che quegli è S. Bernardo da
Quinta Valle che tiene lo sguardo in giù, stimandosi indegno
della gloria del Padre suo. La corona dei cavalli dei Frati
risplende alle Fiamme del carro mentre si vede il viso di
molti serventi che pregustano il gaudio dei Cieli. La figura
del Santo messo in giù è quella del grandissimo francescano
S. Bonaventura nelle sue vesti di Cardinale col cappello in
testa.
L’iscrizione è la seguente: “Come S. Francesco sendo
nocte lontano et absente in un loco chiamato la cannonica
appare una nocte ai suoi Frati sopra un carro de fuoco
resplendente”. |
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VII Affresco - Il settimo affresco ha un
valore storico noto a tutti gli studiosi, specialmente a
quelli che durante il centenario francescano seguirono tutto
il movimento della gran festa nazionale. L’affresco è posto
sulla gradinata che porta al convento propriamente detto.
Purtroppo a questo quadro é stata
screpolata l'iscrizione con chiodi che ne hanno tolto tutte
le tracce. Tuttavia la pittura è perfetta e con un po’ di
pazienza e riferendoci al tempo progressivo degli affreschi,
lo si può identificare per il celebre Capitolo delle stuoie,
il primo che S. Francesco tenne ai suoi Frati, così detto
perché tutti sedettero sulle stuoie. Si ammira una montagna
con una estesa pianura tutta alberata con un piccolo
laghetto sulla cui riva è stata eretta una capanna, sul
terrazzo siedono i Frati in dolce posa: chi siede accanto ad
una fonte meditando sul fluire dell’acqua, chi leggendo i
Vangeli gusta in cuor suo la dolcezza delle divine parole.
Domina tutto il bozzetto un verde cupo trasparente per i
vivissimi colori. |
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VIII Affresco - Rappresenta un episodio
dei Fioretti: il Redentore conferma la Santità della regola
contro la disapprovazione di frate Elia, che come uno dei
dodici galilei da principio non andava sul retto sentiero.
Sull’Alvernia Cristo approva le regole con queste parole:
“Voglio che la sia osservala ad licteram, ad lit, ad lit”
e il novello imitatore di Cristo incita i fratelli a voler
partire alla conquista con la pace nel cuore. I frati
compresi di un severo sbigottimento cadono genuflessi,
mentre in alto splende la croce di Gesù sfolgorante di luce
divina che si propaga in tutto il cielo ed illumina il volto
del grande, rendendolo sublime in quella posa di estasi. La
scena si pinge meravigliosa: Sono in alta montagna, il
terreno è brullo, qualche albero rompe la monotonia dei
massi e qualche frutice che cede nell’aura montana. Si vede
la chiesuola della Porziuncola e sul sacrato posano i frati;
giù giù scorre limpido un ruscello che col suo chiacchierio
sembra voglia animare quei luoghi ove tutto dorme in una
visione divina. O frate Elia, tu piangi la tua imperfezione
in quella remota parte di deserto, come il primo dei dodici
dopo il tradimento del Dio benefattore.
L’iscrizione segue così: “Qui S. F. avendo avuto la
regula da Idio, la quale volendola guastare frate Elia et
altri menistri, fando oratione udì dal cielo così “Voglio
che la sia osservata ad lit, ad lit”. |
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IX Affresco - Le vittorie dello spirito
sono le più vere per la durezza della lotta e per la
bellezza del premio, e il novello campione del Santuario
trionfò felicemente sulla carne. Essendo stato egli invitato
a trattenersi presso Federico Quinto durante la notte fu
esposto alla più severa tentazione da una donna che voleva
uccidere il fiore della sua innocenza, ma il pioniere delle
virtù cristiane a quella vista diabolica preferì gettarsi
nel fuoco, invitando ivi la druda a giacere. La malnata alla
vista di quel miracolo si convertì a Dio. Il quadro si
divide in due bozzetti: Da una parte vi sono delle gradinate
meravigliose e la sala del trono ove siede l’imperatore
circondato da paggi, ai suoi piedi miseri sudditi imploranti
pace e misericordia dall’augusto sovrano. Il secondo
bozzetto riporta il momento della lotta spirituale vinta dal
Santo: v’è una sala immensa, in un lata un’alcova tutta
coperta donde é uscita la meretrice che con allettamenti
diabolici ha tentato il più grande dei santi, più lontano è
S. F. disteso nelle fiamme ardenti che ringrazia il Signore
per questo nuovo segno di amore.
Segue l’iscrizione così: “Come Federico Q. havendo
allogiato una volta Santo Francesco nel suo palaggio, fè
entrare una meretrice dove dormiva il Santo a tentarlo a
peccar seco e quello allargato un grà fuoco si pose dentro
chiamando la donna a giacer seco la qual componta dal
miracolo si convertì”. |
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X Affresco – E’ un miracolo del santo,
che scaccia i demoni ridando la sanità spirituale e
materiale agli infermi. L’episodio di quell’affresco è la
conversione di uno spirito diabolico, reso insopportabile
per la sua ira e per le sue bestemmie. Lo lava S. Francesco
in una fonte purificando l'anima sua dalla veste infernale e
lo ridona a Dio candido e puro, e sorridente di gioia
divina. Infatti dopo qualche giorno l’uomo beneficato
ritorna a Dio nella gloria dei cieli ed appare al Santo
raggiante di gloria. L’affresco è diviso in due episodi o
quadri. Nell’uno si vede il Santo nell’atto di lavare l’uomo
nella fonte, intorno ad essi vi è una folla di popolo e
monaci meravigliati. Nel secondo è l’apparizione del
convertito a S. Francesco. Mentre il Santo prega in una
verde pianura durante una primavera ridente, resta
abbagliato da una luce, in cui ravvisa l’uomo di ieri, che
lo ringrazia a pieni voti. La luce del glorioso abitatore
del cielo piove con tanta naturalezza sulle cose, che vi par
d’assistere alla scena; una penombra ininterrotta olezza fin
quegli alberi e il volto del santo s’irradia di uno
splendore divino.
La descrizione
è la seguente: “Come un leproso dopo un’istigazione
diabolica era divenuto impazientissimo et oltre bestemiava.
Quai S. Francesco lavandolo con le sue mani mondò dalla
lepra condottele sano dell’anima e fra pochi giorni morendo
apparse in cielo al decto del santo che era glorioso e che
era in Paradiso”. |
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XI Affresco – Quest’affresco ricorda un
episodio della vita ascetica del santo. Sull’Avernia dove
abita tutte le notti S. Francesco abbandona il suo giaciglio
e si porta lontano dal frastuono umano nella quiete più
dolce della notte, in un plenilunio estivo, per fare
orazione e passar ivi le più belle notti in compagnia di
Gesù, Maria e Giuseppe. Le persone divine si compiacevano
trattenersi ogni notte coll’animo più grande e più degno del
cielo, trarlo in estasi, e fargli pregustare le gioie di una
vita più vera. Una notte un Frate le seguì scoprendo così i
suoi divini mistici segreti assiso che fu in una selva,
assistendo alla scena diritta, e venuto meno nel resistere a
quella visione ripiena di divini splendori. Il santo
accortosi dell’avvenimento torna dal frate e vedendolo in
dormiveglia estatico se lo carica sulle spalle e lo porta al
convento. Tutta questa scena è meravigliosamente espressa
coi colori. Da una parte si vede la Chiesuola annessa al
convento, sullo spiazzale vi è una Croce, ai cui piedi due
frati in atteggiamento angelico dormono, sulla porta è S.
Francesco che porta il frate avvilito dalla visione
notturna. Dall’altro lato si vede il bosco, in giù il frate
stramazzato al suolo, più il santo estatico davanti a Gesù,
Maria e Giovanni che rischiarano il monte e sorridono al
Santo. La luce si proietta di cose in cose conte la visione
di Dio, mentre una coorte di angeli circonda molto bene le
Persone Divine.
L’iscrizione eccola: “Come compagno di S. F. andò una
volta pian piano dove faceva la nocte oratione il decto S. e
io trovó circumdato da grandissimo splendore et in esso X.co
la gloriosa Vir.ne et S. Giovanni con numero infinito de
Angeli, il che vedendo cascò”. |
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XII Affresco - Questo affresco é posto
sulla porta che dal chiostro porta alla Chiesa: il migliore
che si conservi nella vivezza dei colori e nello stesso
tempo è il più bello della vita del santo, perché ricorda
l’atto in cui egli riceve le stimmate del Redentore che
riveste il poverello d’Assisi dei segni della redenzione
quasi conte gli affidasse una nuova redenzione nel mondo. In
quest’episodio l’artista ha dedicato un’ora di severa
ispirazione per la pittura, pensando al grande avvenimento
che doveva dipingere, l’animo suo si è sentito innalzato ed
ha dato vita a quei colori, trasfondendo tutta l’anima sua
d’artista in questo quadro che è uno dei più perfetti nella
sua semplicità. Sù sù si ammira un monte brullo come son
quelli dell’Umbria massi risplendenti ai raggi del Sole ove
nella notte si riflette il cielo stellato e la veliera
notturna. Su di un caratteristico masso sorge la cappella
della Porziuncola e di là il monte va degradando al piano.
Su di un pianerottolo assiepati di massi è il Santo
genuflesso con le braccia aperte e il petto sporgente e
mentre il Signore dal cielo lo ferisce con le stimmate del
suo amore e fa penetrare nel cuore del poverello la fiamma
della più grande carità verso gli uomini. Il momento é
divino, mentre Dio, conversa con l’uomo trasumanato e gli
comunica la parte più bella di se stesso. Il monte va
degradando sempre più popolandosi di vita vegetale via via
che si estende alla fiamma ove si scorgono villaggi ridenti,
paesi incantevoli e limpidi corsi d’acqua che danno
all’affresco un valore artistico superiore agli altri.
L’iscrizione segue: “Signasti Domine servum tuum
Franciscum. A. D. MCCCCI.XXXIX D. I LU De IV. Ebo”. |
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XIII Affresco. - Essendo andato a
predicare in una città S. Francesco, fu invitato da un
gentiluomo a pranzare seco, ma il demonio studiava ogni
mezzo come dare smacco all’apostolato del Santo. Mentre
tutti erano a pranzo il gran nemico della gente gettò il
figlio del signore in una caldaia bollente, fatto partecipe
dell’accaduto, commosso davanti all’amore paterno, con un
segno di croce risuscitò il fanciullo. E’ il primo del terzo
lato del chiostro, tutta questa parte porta in giù la figura
di qualche Santo. Si divide il quadro in due, nella prima
parte si vede una chiesa e sul pulpito è il Santo che
predica ad una folla di uomini; nell’altra parte l’episodio
del miracolo, si vede una sala gentilizia imbandita con
ogni ricchezza, intorno ad una sontuosa mensa siedono i
convitati col padron di casa, un po' distante è la cucina
ove si vede un fanciullo messo in una caldaia sotto cui
brucia un gran fuoco, poco lontano dal focolare si vede una
donna disperata, è la madre dei bimbo che si strazia
nell’assistere all’infelice fine del figlio.
In giù v'è la
figura d’una Santa Francescana con la corona regale nel lato
destro; forse è Santa Margherita regina d’Ungheria. |
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XIV Affresco - E' il notissimo episodio
del lupo di Acubio convertito ad un nuovo regime di vita da
S. Francesco. Questo animale feroce che devastava tutti quei
luoghi dopo d’essere stato avvicinato dal Santo non fece più
del male ad alcuno. L’affresco rappresenta una bella
campagna fiorita, biondeggiante per le messi attraversata da
un limpido corso d'acqua e da una strada che porta alla
città. La campagna è tutta sparsa di case, coloni, torri e
castelli, ogni tanto si vede qualche cadavere preda del lupo
feroce. All’ingresso della città v'è la porta d'un
grandissimo castello donde scendono giù uomini armati di
alabarde ed accette, perché scorgono poco lontano il lupo.
S. Francesco si mette fra la mischia e con una mano respinge
gli armati e si avvicina al lupo che all’istante frena la
sua ferocia ed offre a richiesta la zampa al Santo. Il
popolo resta meraviglialo e con grande entusiasmo proclama
la santità di Francesco, che ammansisce financo le fiere. In
giù v'è la pittura di S. Chiara, la fondatrice delle suore
francescane che con la pisside in mano salva le specie
Eucaristiche dall'oltraggio degli infedeli. L’affresco è
andato perduto di tutto un lato, l’iscrizione è monca ma in
ogni modo si interpreta.
L’iscrizione segue: “Una cita d’Abruzio c’era un lupo che
guastava et uccideva non solamente le bestie, ma anco gli
huomini, andò santo Fran..... avesse fatti tali danni
fandoci dare la fede dal detto lupo e così indi poi non
offese nessuno”. |
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XV Affresco - E' una nuova tentazione
all'Opera del Santo operata da una donna. Quest’affresco è
un po' mal ridotto, ma è sempre facile
interpretarlo poiché gli episodi francescani sono noti a
tutti. Mentre il Santo ad una folla predicava in una piazza,
una donna libertina il cui spirito era già in possesso del
demonio, con due campane fra le mani andava disturbando la
folla come una forsennata. Misera! L’opera sua diabolica
sperava vittoria sul santo. S. Francesco imperò al diavolo
di disfarsi della donna togliendola alla folla in anima e
corpo. Si ammira una gran piazza che si estende dal sacrato
di una Chiesa, una folla immensa gremisce lo spazio e fra
tutti sorge il Santo ardente in volto di carità cristiana.
Si vede ancora l’atto del demonio quando ghermisce la preda
e poi si vedono ancora in alto la donna con le campane fra
le mani a cavaliere del demonio e come il vento solcano il
cielo senza distinguere i due volti quale sia più tristo. In
giù è dipinto S. Bernardino da Siena con l’Ostensorio nella
destra e col volto raggiante.
Segue la
iscrizione: “Come predicando una volta S. Francesco in
una piazza una donna per istigazione diabolica andò con una
campana in mano che col suonar disturbava l’ascoltanti. Il
detto S. comanda che se l’avesse portata il demonio in anima
e corpo et così sia”. |
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XVI Affresco - Il poverello d’Assisi
con le stimmate, avendo rivestita la persona del Redentore,
come lui dona la parola e la salute ad un infelice che gli
viene presentato; su di una portantina un giorno che
predicava in una città d’Abruzzo. Artistico è questo
affresco che più da vicino ritrae con perfezione la natura,
perché il luogo ove avvenne il miracolo è incantevole per la
sua posizione montagnosa. Si vedono dell'oasi meravigliose
ove la natura par che sorrida all’atto di un miracolo. Fra
due vette di monti si avvalla una voragine fertile che la
diresti una plaga, tutta verde e sonora per le fonti gentili
che la solcano, lontano si vedono paesi e villaggi distesi
nella pianura ove spiccano svelti e dorati campanili. Verso
l’Appennino i monti s’innalzano sempre più. come giganti che
sfidino il cielo. Verso l’Adriatico vanno degradando al mare
in una incantevole scogliera ove si vede il pigolar delle
acque e lo sciacquettio delle onde. Sul sacrato della Chiesa
si vedono alcuni uomini pieni di stupore per il miracolo,
mentre il fanciullo torna da solo festante al padre che
resta di sasso per la commozione e quel fanciullo par che
dica: “Oh babbo, il Redentore è nuovamente venuto quaggiù a
raddrizzare gli storpi e a donar favella ai muti”.
In giù
v’è un Vescovo dipinto con i sacri paramenti, ma il nome
non si legge.
Segue l’iscrizione: “Come S. Fran. predicando in una
parte de Abruzzo in una Chiesa della Madonna gli fu
presentato un figliuolino gobbo stroppiato e muto chiamato
Alberto Campoli e il detto S.to lo restituì sano al padre et
anco con la parola”. |
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XVII Affresco - Il novello Mosè del
popolo cristiano disseta con un miracolo il piccolo esercito
suo che si avvia al campo dell'apostolato. Un giorno che il
santo e due frati con un asino si recavano in lontani paesi
per la loro missione, si trovarono in un'arida montagna ove
tutti sentirono il bisogno dell'acqua, il santo commosso per
quelle naturali necessità con un segno di croce fa sgorgare
da un sasso dell'acqua freschissima. Si ammira un brullo
acrocoro, irradiato dal sole estivo, si vede il suolo senza
vita, l’asinello estenuato come i frati; più lontano un bel
ruscello che scende giù con grande velocità. I frati stanno
piegati nella fonte ad attingere l'acqua. In giù v'è
l’immagine di S. Antonio da Padova col giglio del suo
candore nelle mani. Per l’iscrizione vi sono tre
endecasillabi che ricordano appunto questo miracolo.
O suprema
bontà da un sasso
L’Umil Francesco santo caro a Dio
Uscir fa l’acqua nel gran caldo estivo. |
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XVIII Affresco - E' un miracolo del
nostro Santo che ci ricorda quello che il Redentore operò a
Cana mutando l'acqua in vino. Nella Marca d'Ancona si
fabbricava un convento per i frati Francescani, venne a
mancare il vino ai lavoratori, allora il santo per rimettere
su l’estenuate forze dei lavoratori mutò in vino una vicina
sorgente tra lo stupore di tutti gli operai. Si vede un
fabbricato preso su larghe basi sulle cui pareti lavorano i
muratori; poco lontano è la sorgente d'acqua mutata in vino,
e già molti manuali attingono vino soddisfatti fino alla
gioia e pieni di riconoscenza per il Santo. In giù v'è una
figura di Santo Francescano, ma non si può conoscere perché
il nome è stato consumato dal tempo.
L' iscrizione segue: “Nella Marca d'Ancona fabricandosi
un convento p. i frati mancando il vino S. Francesco col
segno della croce convertì un fonte di acqua in vino”. |
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XIX Affresco - Sul portone d'ingresso è
posto questo affresco che rappresenta un
miracolo di S. Francesco. Sono due bozzetti, nel primo come
dice l’iscrizione vi è una bellissima sala addobbata
sfarzosamente, nella quale il Santo é stato invitato a
pranzare da un gentiluomo di Alessandria. Mentre S.
Francesco prende cibo insieme a tutti i convitati si
presenta un poverello che nell'atteggiamento del suo viso e
dalle sue vesti rivela la piena miseria e l’avvilimento
della fame. Il Santo commosso a tale vista e quasi
rimproverando a se stesso, prende una croscia di cappone e
la dona all'accattone.
Il secondo bozzetto rappresenta una Chiesa in cui sta
predicando S. Francesco ad una gran folla, parlando egli
della povertà Francescana gli accade di narrare l'accaduto
del giorno precedente, mentre egli racconta entra proprio il
povero beneficato, che per far mostra della predilezione che
il Santo aveva per lui caccia dalla borsa la coscia
regalatagli, ma oh prodigio!... il povero viene punito
all’istante, perché non conserva più una coscia di pollo, ma
un pesce.
Sul volto dei presenti si legge il grande stupore per il
miracolo, e nello stesso tempo l’indignazione di molti che
credendo un'impostura l’atto del povero lo mettono fuori
percotendolo e malmenandolo.
L’iscrizione dell’affresco: “Ad Alessandria convitato da
un gentiluomo S. Francesco mandò una coscia di capone ad un
povero, a qual pigliandola la conservò, la mattina
predicando il Santo Q.e povero volendola mostrare al popolo,
per voler divino apparve pesce e come pazzo fu discacciato
dalla ecclesia”. |
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A sinistra di
chi entra, sempre in continuazione degli affreschi, fra il
diciannovesimo e il ventesimo, in un piccolo quadro, v'è
l’iscrizione dell'artista poco noto o affatto, ma degno
della nostra memoria e riconoscenza per il suo contributo
dato all’arte Francescana
sub ano Dni
1527 pixit
Noes
Luca Lucae
Procitanys
in realtà
l'artista era tutt'altro che poco noto: si tratta di JOANNES
LUCA LUCAE EBOLITANUS (forse a causa della rivalità tra
Campagna ed Eboli l'iscrizione Ebolitanus fu trasformata in
Procitanys) e la data è quella del 1575. |
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XX Affresco - La carità si estende
sempre a favore del popolo; la sua santità diventa sempre
più popolare per gli strepitosi miracoli. Un giorno mentre
egli in compagnia di un frate attraversava una campagna si
trovò in un prato ove pascolava una mandria di buoi dei
quali uno era prossimo a morte. Il padrone piangendo
disperatamente, partecipò la sua sventura al santo che
commosso per il triste caso dell’uomo operò un nuovo
miracolo facendo alzare il bue sano come gli altri fra la
gioia degli astanti. L’affresco è un po' confuso, perché in
un verde cupo, anzi troppo denso di colori, si vedono dei
buoi eseguiti con poca perfezione, da un lato è il Santo
mentre fa il segno di croce sull'animale.
Sotto allo stesso
posto v'è S. Nicola martire con la testa recisa ed egli
stesso la stringe fra le mani insieme alla palma del
martirio mentre dalla collottola gli vien giù sangue.
L’iscrizione segue: “Un contadino avendo un bove infermo
vicino a morte lo raccomanda a S. Francesco mentre andava a
terra per pigliar i coltelli per scorticarlo, retornando lo
retrovò che pascolava con gli altri”. |
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XXI Affresco - E' un altro miracolo che
opera il Santo a favore di un fanciullo annegato. Mentre S.
Francesco si trattiene a colazione con un nobile cavaliere,
giunge un servo del signore ad annunziargli la triste fine
del bambino. Impietosito per le lacrime affezionate di un
padre S. Francesco non esita ad implorare da Dio un nuovo
prodigio. L'affresco si divide in due bozzetti artistici con
colori vivi e pieni di romanticismo, ritraggono alcuni
luoghi bellissimi pieni di poesia. Nel primo si vede una
campagna verdeggiante per piante esotiche e fiori imperlati
di rugiada, su di un bel paesetto stanno a parlare il Santo
col solito frate ed il valoroso cavaliere, che nell'aspetto
rivela uno spirito marziale invincibile, poco lontano si
vede lo scudiero che porla la nuova della disgrazia. Il
secondo quadro è meraviglioso per il poetico laghetto che
aveva inghiottito il povero fanciullo: si vede il ragazzo
lottare con le onde furiose disperatamente e con le mani
protese al cielo come se volesse afferrare la vita per i
capelli, invano!... La tempesta delle acque lo avvilisce,
senza speranza egli lotta con gli elementi. Sulla spiaggia
vi é il padre che piange senza conforto nel vedere l'orrenda
morte del figlio. Ma, oh cadaverino, abbi fortuna e dormi,
per te veglia il taumaturgo. Sorgi vivo, e torna al tuo
babbo. In giù vi è S. Martino martire col pugnale che gli
trafigge il cuore mentre sul volto gli risplende il più
grande amore pel sacrificio.
L’iscrizione segue: “Ragionando con un cavaliero venne
intanto il servitore a darli nuova che suo figlio era
annegato del che mosso a compassione il Santo, fu retrovato
il morto e reso vivo ai padre”. |
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XXII Affresco - S. Francesco si può
chiamare il protettore degli innocenti perché in loro favore
opera i prodigi più strepitosi. Da questo affresco si
ricorda a liberazione di un innocente messo in prigione per
alcuni debiti, che falsamente gli erano stati aggiudicati.
Si vede il forte di un castello ove i feudatari solevano
carcerare i colpevoli. Sulla porta della prigione v'è l’uomo
liberato dalle catene e dai ceppi, il viso tutto emaciato,
su cui si legge una rassegnazione profondamente cristiana;
dietro si vede un nobile cavaliere che invita il liberato a
volgere lo sguardo in cielo, ove appare S. Francesco con la
croce in mano in atto di misericordia. Il prigioniero,
compreso dalla più grande riconoscenza, é sul punto di
cadere in ginocchio per ringraziare il Santo benefattore.
In
giù vi è S. Samuele martire con lo sguardo trasfuso nei
celesti ardori senza curarsi della lancia che gli trafigge
il cuore donde sgorga a fiotti il sangue della sua carità
cristiana, che si espande a lavare i peccati del popolo suo.
Al mondo espone le palme delle sue mani con spirito di
eroismo a testimoniare il carattere suo sacerdotale.
L’iscrizione segue: “Come per i meriti di S. Fran. fu
liberato dalla preggione e si trovò sciolto dalla catena e
ceppi un huomo quai stava ingiustamente carcerato per
debiti”. |
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XXIII Affresco - Oh fanciulla, le
aspirazioni della giovinezza tua irrisa nella primavera dei
fiori, risorgano a confortare l’animo dei tuoi genitori. Il
poverello d’Assisi rivestito della potenza del Maestro
Divino richiamerà alla vita lo spirito di una fanciulla
morta, unica speranza ai cari suoi, conte la figlia di
Giairo. L’affresco si divide in due bozzetti. Il primo
rappresenta una sala mortuaria, sul suolo giace il cadavere
di una giovine, sul cui feretro si struggono in lacrime il
babbo e la mamma. Il secondo bozzetto ritrae l’atto del
miracolo, si vede la stessa camera piena di popolo che col
volto compunto guarda il feretro; in questo entra il Santo
accompagnato da un frate. Commosso davanti all’amore dei
cari, il Santo opera un altro miracolo e con le parole del
Maestro egli richiama la fanciulla in vita. Sorgi, ragazza,
a confortare lo spirito abbattuto dei tuoi cari e i raggi
del cielo piovano su te il conforto di una vita felice! In
giù vi è S. Leone martire condannato alla gogna, egli tiene
il supplizio alla gola, ma si conforta con lo sguardo nel
cielo che gli sorride e verso cui egli protende la palma del
martirio.
La descrizione è la seguente:
“Come resuscitala da S. Francesco una figliuola la quale
era unica herede del padre et m.re senza speranza havere più
figli”. |
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XXIV Affresco – In questo affresco
l’artista ha trasfuso tutto il suo amore francescano, egli
forse si è sentito rapito ed il suo pennello è stato mosso
da una mano divina che ha dato sfogo ad una scena che
commuove e vi intenerisce. Non é il capolavoro di un genio,
ma spesso anche la mente mediocre con l’arte sua vi sa
rapire specialmente quando il suo lavoro è stato frutto di
un sentimento interno. Il soggetto del quadro si prestava, è
il meraviglioso passaggio del grande d'Assisi in una patria
più duratura e più vera: poi nell'ultimo lavoro gli artisti
sogliono esaurirsi producendo tutto quanto di bello
concepiscono. In due bozzetti meravigliosi è rappresentata
la malattia e la morte del Santo. A sinistra si vede una
camera e sul letto S. Francesco mentre esala l’ultimo
respiro circondato da una corona di frati e di suore che
piangono come Santi fanciulli la dipartita del padre loro,
il santo col volto sorridente e composto nella sua eterna
posa mira il cielo, quindi i monti di là verso l'Appennino
Umbro. Tutti piangono, mentre egli sorride perché il cielo
compiacente sorride alla candida anima sua che spoglia di un
peso mortale ritorna a Dio. Il secondo bozzetto è
addirittura l’ultima pennellata. E' il Santo composto nel
feretro, col sorriso sulle labbra, nella posa più dolce,
come la sua non fosse una morte, ma un rapimento che lo
abbia sollevato. Quel sorriso significa gioia di lasciare il
mondo dopo averlo ripieno della sua carità ed il sospiro per
il cielo in cui si vede brillare una risplendente corona fra
abbagliatiti luci in un tremolio di cose ove echeggia un
canto angelico che accompagna lo spirito del Santo nelle
gioie del Paradiso. La luce della corona che gli angeli
portano dal cielo piove sul volto del Santo. Da una terrazza
della camera si vede il mare e la campagna presso a morire
perché l’autunno ha spogliato gli alberi di foglie, tutto
muore con Francesco, ma come lo spirito del Santo è sempre
vivo così le piante e le cose tutte. Ancora si vedono le
foglie abbandonate i rami e volare sul terreno disseccato,
mentre lontano il mare dorme disteso, immobile come un
marmo. Tutto partecipa alla morte del Santo. Lontano si vede
una barchetta solcare il bel mare ceruleo dentro un giovino
vi suona una serenata sublime ai cui rapimenti il cuor cede,
quella musica sembra che venga dalle acque. Tutto dorme,
tutto muore con te. O Poverello, più grande dei grandi, il
Signore ti chiama quando l’autunno apre l’avulo ad una
primavera che ha sorriso a mille cuori che ha formato la
gioia più bella. Tu sorridi a Dio che dall’alto ti chiama,
proteggi i tuoi frati, sorridi quando il pianto vela la
fronte di chi ti ama. Quest'insieme è tanto sublime che si
resta estatici a contemplarlo per l’amore che ci ispira quel
mare, quell’autunno, quella morte divina.
Nella cornice
dell’affresco, in giù come il solito vi è la figura di S.
Daniele martire con la mazza conficcata nella testa donde
schizza il sangue dal cervello, ma anch'egli sorride alla
palma che gli piove dall’alto, mentre protende la mano al
cielo in atto di placare l’ira divina. Verso sinistra si
ammira un piccolo stemma che dalla sigla si identifica per
quello della famiglia Campanino, illustre e facoltosa. Lo
stemma rappresenta una campana sormontala da una corona
baronale e con le lettere C. ed A. ai lati della campana.
La descrizione recita così: “A' 4 ottobre 1226 in un sabato sera dopo la sua
conversione e 45 della sua età passò a miglior vita S.
Francesco”. |
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ALCUNE IMMAGINI DEL CHIOSTRO |
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