IL CONVENTO

[Fondazione del Convento] - [Dai Conventuali agli Osservanti] - [I Riformati] -

[Dalla soppressione ai giorni nostri]


II convento, edificato nella seconda metà del ‘500, si presenta come un possente quadrilatero raccolto intorno al chiostro, che si incastona con tutti i suoi oltre cinquecento anni di storia nel verde degli aceri, dei faggi, dei tassi e delle altre specie di flora dei monti picentini; su tutto incombe il Monte Polveracchio (1790 m slm) con la sua croce eretta nel secolo scorso.
È una costruzione solidamente concepita quasi ad esprimere un'idea unitaria della vita e della storia. Appena ci si ambienta, però, si scorgono sui muri e sugli affreschi i segni degli eventi e ci appare il volto umanissimo dell'edificio con i suoi anni, i ripensamenti e gli errori, le sue glorie e la forza simbolica, il suo incarnare ancora oggi ansie e speranze affidate dai campagnesi alla loro ‘Mamma celeste’.
Sullo stesso piano della chiesa e del chiostro si aprono le porte che danno accesso ai servizi comuni con la cucina, il refettorio, le sale, il deposito, la legnaia e il corridoio che conduce nella Selva.
L’antico refettorio (adibito a sala convegni), di estrema semplicità e nitore, è ingentilito da una grande “ultima cena” e da affreschi raffiguranti santi francescani ed è collegato all’attuale nuovo refettorio e alle cucine, dalle quali si accede all’ala in cui, un tempo, risiedevano le suore ed è ancora presente la “ruota” in legno attraverso la quale venivano passate le vivande ai frati.
Dal portone di accesso al piano superiore, posto nel chiostro e sormontato da un ‘intreccio’ di legno, si intravede la mirabile geometria degli archi e delle scale; gli spicchi di sole disegnati dalla finestra sul pavimento di cotto fanno splendido contrappunto.
Percorrendo la scala in pietra si sale al primo piano.
In cima alla scalinata vi è un ufficio (la reception con annesso deposito) e subito a sinistra troviamo la cella - oggi adibita a cappella - che ospitò San Bernardino da Siena la cui presenza è ricordata da un affresco posto di fronte all’ingresso della stessa.
Il piano è costituito da quattro lunghi e ampi corridoi, con splendide volte ad arco che si sovrappongono e si rincorrono come se la grezza materia di cui sono fatte non avesse peso.
Sui corridoi si aprono le celle dell'antico convento francescano, divenuto poi seminario diocesano estivo, e le finestre che sporgono nel chiostro.
All’estremità del lato che si affaccia nella selva è situato “l’appartamento del vescovo”, una vera e propria suite dotata di camera da letto, studio, salottino e bagno.
Le celle, oggi vere e proprie camere arredate e confortevoli, sono adibite ad accogliere partecipanti a corsi di esercizi spirituali, settimane di studio, convegni e altre attività culturali, spirituali e ricreative organizzate o promosse dal Santuario.
Un refettorio capace di accogliere oltre cento persone; una cucina in cui l'efficienza e modernità degli impianti fa splendido contrappunto alla suggestione delle antiche strutture, completano il tutto. Il ristorante al suo interno propone agli ospiti una cucina "familiare" di alto livello, che nasce dall'unione della creatività delle "chef” e dalla riscoperta di antichi e genuini sapori con una curata presentazione dei piatti, elemento di pregio in uno scenario suggestivo e incantevole.

L'attenta ed amorevole attività di restauro e pulizia degli ultimi due anni ha reso il convento una struttura confortevole e funzionale in grado di offrire circa cinquanta posti letto in camere singole, doppie e triple (oltre che camerate). Le singole poste sul lato che si affaccia sull’abitato di Campagna sono tutte dotate di servizi interni, mente lungo i corridoi troviamo otto stanze da bagno con doccia a servizio delle altre camere.

Attraverso un antico pianerottolo in pietra si accede alla Selva: una vera oasi di pace dove gli ospiti possono meditare, passeggiare, pregare e conversare circondati da una varietà di alberi e fiori e in compagnia di tutti gli uccelli del vicinato.

Il silenzio e la stupenda natura in cui il convento è immerso, le sale ricche di opere d'arte, la grande e preziosa chiesa, la biblioteca e le altre strutture culturali, fanno di questo luogo un centro completo e particolarmente adatto al raccoglimento e allo studio.

Il convento è organizzato per ospitare soprattutto ritiri spirituali ma anche mostre pittoriche e fotografiche, expo, concerti, convegni, seminari, matrimoni e ricevimenti. Inoltre gli amanti della natura e del trekking hanno a disposizione numerosi percorsi naturalistici e possibilità di praticare sport; mentre gli appassionati di storia ed arte, oltre al Santuario, possono visitare, percorrendo solo 4 km, “l’itinerario turistico-religioso” della Città di Campagna.

le foto del convento sono nella pagina dell'OSPITALITA' e nell'ALBUM FOTOGRAFICO


NOTIZIE STORICHE


FONDAZIONE DEL CONVENTO
Il convento sorse, annesso alla chiesa, nell'anno 1368 per iniziativa della contessa Isabella de Apia. In Wadding, Bullarium Franciscanum, tomo VIII, pag. 248, all'anno 1368, si trova: "Ut nobilis mulier Isabella de Apia comitissa Solleti, Hidruntinae dioecesis, in vico Campaneae, Salernitanae dioecesis, Coenobium fratribus extrueret, facultatem impertiit, praecedente examine Archiepiscopi Neapolitani: Exhibita Nobis XVII Kalendas Februarii". In altri termini: avendo la contessa Isabella de Apia supplicato Urbano V di concederle di fondare nella località di Campagna un convento per i frati minori, il Papa, a corto di notizie, scrive all'Arcivescovo di Napoli perché si informi se ci sia già un convento di frati minori, quanto disti la più vicina casa francescana, se il luogo sia adatto a ricevere e a ospitare un numero adeguato di frati e di tutto faccia al più presto relazione alla curia pontificia. L'interesse della nobildonna per la chiesa di S. Maria di Avigliano è comprensibile dal momento che nella medesima chiesa era stato sepolto il padre Giovanni de Appio, già Signore di Campagna. Le informazioni dell'arcivescovo di Napoli furono senz'altro favorevoli, perché fu subito iniziata la costruzione del convento. Si trattò all'inizio di fabbricati piuttosto modesti, che servirono ad accogliere i frati conventuali, ai quali il convento venne affidato.

DAI CONVENTUALI AGLI OSSERVANTI
Non è chiaro quando gli osservanti subentrano ai conventuali nella guida del convento. Il citato manoscritto di memorie del convento vuole che il passaggio sia avvenuto tra il 1440 e il 1443 ad opera di S. Bernardino da Siena, presente in quel tempo a Campagna per la sua attività di predicatore. In quell'occasione moltissimi cittadini avrebbero preso l'iniziativa di ampliare il convento e di costruire l'attuale chiostro. In realtà i lavori vennero eseguiti nel 1574, come troviamo inciso su una colonna del chiostro. Sospetta è, per conseguenza, l'iscrizione sulla porta di una cella apposta nel 1848: "Haec est cella Sancti Bernardini Senensis", dal momento che la cella si trova costruita sul chiostro, che certamente non c'era tra il 1440 e il 1443.

I RIFORMATI
All'inizio del 1500 si sviluppò nell'ordine francescano un movimento riformatore, determinato da un vivo desiderio di uniformare la propria vita allo spirito autenticamente francescano. Alcuni frati si distaccarono dall'ordine e diedero vita alla famiglia dei cappuccini; altri si impegnarono a vivere strettamente l'ideale francescano, senza produrre scissioni o fratture alcune. Di questo secondo gruppo fecero parte i frati del nostro convento. L’azione riformatrice fu favorita dal Ministro Generale dell'ordine P. Francesco Licheto, il quale nel capitolo provinciale tenuto a Napoli nel gennaio 1519 concesse a P. Nicola Tomacella "ex nobilissima Neapolitana familia" e a Fra Damiano di Campagna i conventi di S. Giovanni del Palco di Laura e quello di S. Maria di Avigliano. P. Nicola si ritirò in Lauro, mentre a Campagna si esercitò nella preghiera e nella mortificazione Fra Damiano, ivi morto in concetto di santità intorno al 1525.
Nei secoli successivi il convento andò acquistando sempre più importanza tanto da ospitare anche il Noviziato, diventando un centro di forte vita spirituale e distinguendosi soprattutto per lo spirito di povertà. A tal proposito giova ricordare che i frati facevano trattare gli affari del convento da un procuratore laico e, fedeli all'ideale francescano, rifiutavano qualsiasi tipo di donazione. Per questo furono sempre benvoluti dalla popolazione del luogo che non mancò mai di aiutarli in ogni forma possibile.

DALLA SOPPRESSIONE AI GIORNI NOSTRI
Nel 1867 il convento, a seguito delle leggi eversive del nascente Stato Italiano, veniva soppresso. Il guardiano del tempo P. Gioacchino da Campagna (della famiglia Luongo) ottenne, dopo qualche mese, dal Ministro e dal Prefetto di Salerno la riapertura della chiesa e del convento, pur con pochi frati, in qualità di rettore.
7 agosto 1881: ultimo grande avvenimento della plurisecolare storia del santuario, l'incoronazione, nella Cattedrale di Campagna, della statua della Madonna su decreto del Capitolo Vaticano, compiuta da Mons. Salvatore Nappi, arcivescovo di Conza e amministratore perpetuo di Campagna.
Seguirono decenni di squallido abbandono, durante i quali l'incuria degli uomini e l'opera dei fenomeni atmosferici sembravano dover segnare la fine dell'intero complesso architettonico. Intanto i frati rimanevano, con un'interruzione dal 1908 al 1911, fino al 1923. Si fecero diversi tentativi da parte dell'autorità religiosa diocesana per avere altri frati di qualsiasi ordine, ma risultarono inutili.
Provvidenziale venne allora l'opera dei grande arcivescovo-vescovo di Campagna Mons. Carmine Cesarano, Redentorista. Egli ottenne dal Comune la cessione gratuita del convento, della chiesa e dell'annesso giardino per farne la sede estiva del seminario diocesano. Si riporta, qui di seguito, il decreto di cessione del Ministro-Segretario di Stato per la Giustizia e degli Affari di Culto:
“Il Guardasigilli Ministro Segretario di Stato per la Giustizia e degli Affari di Culto, - Vista l'istanza dell'Arcivescovo di Campagna in rappresentanza di quel Seminario Diocesano; - Visti i rapporti dell'Economo Generale dei Benefici vacanti e del Procuratore Generale del Re presso la Corte di Appello di Napoli; - Visti il Regio Decreto dell'8 febbraio 1923 n. 278 e l'art. 25 del Regolamento approvato col Decreto Luogotenenziale 23 maggio 1918 n. 978: - Sentito il Consiglio di Stato - Decreta - Art. 1. l'Arcivescovo di Campagna, in rappresentanza di quel Seminario Diocesano, è autorizzato ad accettare dal Comune del luogo la cessione gratuita dell'ex convento di S. Maria di Avigliano con la chiesa annessa con adiacente bosco e giardino, alle condizioni indicate nella deliberazione 27 marzo 1926 del Comune di Campagna approvata dalla Giunta Provinciale Amministrativa il 5 novembre successivo, tra le quali vi è l'obbligo di corrispondere l'annuo canone di L. 113,08, aumentato del quinto all'Amministrazione del Fondo per il Culto da garantirsi con iscrizione ipotecaria. Art. 2. I fabbricati e le terre annesse, trasferiti in Seminario, saranno restituiti al Comune in qualunque tempo qualora il Seminario venisse soppresso o trasferito altrove, intendendo in tal modo risoluto ipso jure il contratto di cessione, da aver luogo, sotto pena di decadenza, entro due anni dalla conseguita autorizzazione. Il Procuratore e l'Economo Generale anzidetti sono rispettivamente incaricati dell'esecuzione del presente decreto. Roma 11 luglio 1927. Firmato per il Ministro Il Segretario Capo Forrau".
Gli imponenti lavori di restauro furono eseguiti, sotto la direzione dell'ing. Messina di Pagani, dalla Cooperativa locale "La Costruzione”. Il 27 maggio 1928 Mons. Cesarano benediceva la prima pietra dei lavori, che inaugurava il 15 agosto 1929. La spesa si aggirò intorno al mezzo milione di lire e fu sopportata dagli emigrati d'America, presso i quali il vescovo si recò per la raccolta di fondi, e dai fedeli di Campagna e della diocesi.
Durante il secondo conflitto mondiale il Santuario servi da rifugio, specialmente durante i bombardamenti, per centinaia di persone. In La Vita Nuova, luglio-dicembre 1943, pag. 57, si legge:
"Campagna fu colpita da cinque bombardamenti aerei, di cui quattro in città, il 14 e il 17 settembre, e uno il 15 settembre, a S. Maria di Avigliano. Vi furono più di 160 morti, compresi quelli che morirono in seguito alle ferite: la maggior parte di essi perirono mentre erano in fila per prendere il pane innanzi al Municipio; vennero colpite una ventina di case, mentre lo spostamento di aria, per l'ubicazione di Campagna chiusa tra le montagne, si moltiplicò in modo che molte altre case ne soffrirono. Tutte le chiese, eccetto quella di S. Bartolomeo, soffrirono danni: più danneggiate di tutte sono state la Cattedrale, che fu colpita da una bomba all'angolo esterno della sagrestia, mentre altre bombe le scoppiarono intorno, la chiesa parrocchiale del SS. Salvatore e Sant'Antonino e la chiesa del Seminario. Anche l'Episcopio riportò danni. A S. Maria di Avigliano, per evidente grazia della Madonna, non vi furono danni, eccetto la rottura di pochi vetri della chiesa, mentre sarebbe stato un immenso disastro, se le bombe, che scoppiarono a breve distanza, avessero colpito il fabbricato, in cui erano rifugiate più di 500 persone: perciò abbiamo deciso di mettere, a suo tempo, una lapide che ricordi l'insigne grazia della Madonna".
Il convento è servito, specialmente nei mesi estivi, per il seminario estivo, per campeggi e corsi diocesani e regionali di Azione Cattolica.

 

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